Le mie tasche

Piccole stanze segrete,

cucite ai fianchi del tempo.

Loro abitano silenziose

tra il battito dei miei passi

e il fruscio distratto delle mani.

Custodiscono mondi:

una chiave che apre ritorni,

una moneta che ricorda il resto di un incontro,

un biglietto stropicciato

con su scritte parole che non ho mai detto.

Nidi di stoffa dove l’inverno infila le sue dita fredde

e trova riparo.

Che a volte, tra la polvere e qualche filo spezzato,

nascondono un tesoro dimenticato:

un ricordo che chiede luce,

una promessa rimasta calda lì dentro

e mai scordata.

A volte si riempiono di sabbia.

e il rumore dei miei passi si fa lieve.

Porta con sé coste d’infanzia,

la gravità di estati ormai scordate,

il sale dei baci che non ho più dato.

E se apro la mano scivola via,

come un futuro che rimbalza sul bordo del tempo,

mentre a volte rimane, ostinata e caparbia.

Granelli infiniti, a segnare la mappa invisibile delle mie strade.

Trattenendo, senza che io lo voglia,

un frammento di ogni spiaggia che ho attraversato.

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