Mi rimproveravi sempre, col sorriso sulle labbra, che fare l’amore con me era come avere quindici anni e andare di fretta: come se non ci fosse il tempo di spogliarsi del tutto, gli ormoni che impazziscono e via lo stretto indispensabile, lo spazio c’è. Lo sapevi e lo sapevo che non era fretta, che
starcene sempre al buio era il mio modo per dirti ho paura. Paura che il mio corpo apparisse sbagliato, che i difetti diventassero ancora più evidenti, che poi una volta scoperto non ci si potesse più nascondere dietro le parole
dolci. Da ragazzina, a parte il fatto che manco sai che significa
essere donna, senti soltanto che ci sta quella cosa che vuole entrare dentro a quell’altra e ti senti vigile urbano nel traf-
fico attorno al Colosseo, non ci fai troppo caso. Non ci pensi. E io poi avevo anche la metà della metà delle cicatrici, sia dentro sia fuori. Le brutte esperienze segnano e
sapere di essere stata, spesso e volentieri, soltanto il passatempo, quella disabile, il problema, che il mio corpo rappresentava l’imbarazzo e la vergogna, insomma capirai che,se volevo starmene al buio e con addosso ancora tre quarti dei vestiti, avevo i miei buoni motivi. Però le cose cambiano, ci vuole tempo, pazienza e
amore.
Quando c’è l’amore si sente e si vede, ti puoi persino permettere di spogliarti nuda perché dentro lo sei già. Saranno davvero due cicatrici a fermarci? La sorpresa ti ha lasciato senza parole e a me ha tolto
tutto il coraggio. Prima di vederti entrare ero spavalda, mi guardavo allo specchio e pensavo di essere una gran fica,
nonostante tutto. Adesso invece avverto con disagio ogni piega della pelle, ogni insenatura del mio corpo, ogni angolo che condivido con te. “Sei bellissima”, mi dici, ma qualcosa dentro di me si blocca, è come una punta di vetro, un tassello maledetto
che taglia e ferisce. Quando inizi a baciarmi, una cicatrice dopo l’altra, inizio a tremare e chiudo gli occhi. Siamo nella penombra,
a luci soffuse, ma sento il bisogno di stringere i pugni e gli occhi, quasi mi fanno male le palpebre a serrarli così forte.
Tu te ne accorgi, ma continui.
L’amore è come l’acqua che scalfisce tutto, un po’ alla volta.
“Mi piace questa cicatrice.” Scocchi un bacio. “Anche questa.” Ne scocchi un altro. “E questa.” Un altro ancora.
A ogni tocco tremo un attimo di meno, una frazione di secondo impercettibile dall’esterno, ma per me è così evidente che spero soltanto tu possa continuare. Di ferite ne ho quante ne vuoi e ho bisogno di sentire le tue labbra su ognuna di esse.
“Sono ancora bellissima?”, ti chiedo con la voce spezzata dalla paura, il terrore che è diventato una sola piccola scheggia di quel vetro, del tassello maledetto che mi tagli-
ava dall’interno. “Sei sempre bellissima”, rispondi e anche l’ultima scheggia diventa invisibile, solo polvere che esce dalla finestra e non rimane più niente. Soltanto la felicità.