Quando si avvicinava era sempre con urgenza. Ti prendeva per mano e cercando un contatto, raccontava l’ultima emozione, l’ultimo pensiero, a volte un sogno. Non aveva molta importanza, aveva solo bisogno di sapere come eri lì, con lui.

Era pugile e usare il corpo era il suo modo di guardarti. Mentre era difficile cogliere il suo di sguardo: scuro e brillante, spillava da occhi orientali in continuo movimento sotto una frangetta di capelli lisci e neri.

Le sue mani, quando non erano occupate a guardarti, disegnavano in aria forme sempre diverse per finire poi sulle labbra, come a voler chiudere un discorso.

Non era alto ma il suo fisico scolpito era compatto, nervoso e in perenne oscillazione da un piede all’altro e in certi momenti sembrava aspettare solo l’attimo per sferrare il colpo circolare.

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