Stanze fatte di fumo

Arrivato l’inverno Pino Ritorto si sedeva sul divano con la fodera blu.
Il tempo che viveva era scandito dai programmi che venivano trasmessi in televisione.
Le ore gli cadevano addosso come cascate.
Il pigiama era lo stesso da dieci giorni, maglietta a righe e pantaloni di flanella a silenziare le giornate.
Non appena comodo, spegneva tutto e, in pochi secondi, riempiva la stanza con il russamento.

Sua moglie, Maria, quando si fermava sembrava un palloncino poggiato sugli aculei.
Mentre Pino si specchiava nel telecomando, Maria strofinava con un panno il piccolo schermo, il mobiletto di legno e il cassetto del mobiletto.
Poi prendeva la scopa e planava sul pavimento quasi fosse un falco sulla preda.
Sospirava e, in alcuni momenti, parlava con il cane.
“Spostati, Bob! Mi fai cadere”.
“Amorino, andiamo”.
Mi domandavo se il modo con cui si rivolgeva al cane fosse quello con cui avrebbe voluto rivolgersi alla Vita.
I dialoghi tra lei e Bob erano stanze fatte di fumo.

Il 31 dicembre il figlio dei coniugi Ritorto era diventato padre.
Pino guardava “Verissimo” e Maria stirava il body che aveva comprato per la nipotina.
A mezzanotte avevano aperto la lettera che la bisnonna Elisena inviava ogni anno.

Cari,

non riponete la Speranza nei quadri che non avete dipinto.
Prendete il pennello e scegliete i colori che vi piacciono, quelli che restano sulle dita della mano, la vostra.
Quando poi la tela è asciutta, lasciatela.
Siate sempre pronti a incontrare nuove tempere e ringraziatele.
Colorare le ferite è un atto creativo.

Buon 2026,
Elisena

(Giuliana Geusa)

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